Un viaggio teso e appassionante lungo le anse della vita quotidiana per scoprire quanto grande sia il fardello segreto dei sensi di colpa. Educazione ricevuta e cultura construiscono un muro contro il quale sbatte di continuo il protagonista lacerato perchè incapace di resistere agli stimoli del "peccato": e tra questi due poli si consuma una vicenda in cui il dramma s'intreccia di continuo con la normalità dell'esistenza. Quella di ognuno di noi.
Denso di significati il romanzo è potenziato da una scrittura agile e asciutta che colpisce subito il lettore incatendolo sino alla fine della narrazione.
Adatto a chi non abbia paura di guardarsi allo specchio.
Una storia di sesso malato, di voglie incontrollabili e di lucida follia.....
"Il sole faceva capolino attraversole stecche delle tapparelle lasciate lente.
Cosma non si ricorda mai di chiuderle bene, pensò con rancore Giacomino.
Qualcuno, magari, avrebbe potuto spiarli nella loro intimità notturna...No, forse non era possibile.
A chi poteva venire in mente di arrampicarsi fino al secondo piano per occhieggiare tra le fessure?
senza contare che loro, certe cose, le facevano al buio.
Sì, maledizione. Appunto "quelle cose" che non avrebbero dovuto fare.. Il pensiero degli eccessi sessuali della nottata lo angustiava a tal punto da aumentargli le pulsazioni cardiache. ce l'aveva a morte con se stesso e con quel suo maledetto corpo, si odiava.
Con se stesso e anche con Cosma. Sicuro. Non era certo innocente quella specia di gatta in calore che lo avviluppava nelle sue moine, avida di godimento. ora lei dormiva serafica, ignara del misfatto, con quel suo facciotto paffuto da bambina perversa e l'espressione beata. Puttana!"
Denso di significati il romanzo è potenziato da una scrittura agile e asciutta che colpisce subito il lettore incatendolo sino alla fine della narrazione.
Adatto a chi non abbia paura di guardarsi allo specchio.
Una storia di sesso malato, di voglie incontrollabili e di lucida follia.....
"Il sole faceva capolino attraversole stecche delle tapparelle lasciate lente.
Cosma non si ricorda mai di chiuderle bene, pensò con rancore Giacomino.
Qualcuno, magari, avrebbe potuto spiarli nella loro intimità notturna...No, forse non era possibile.
A chi poteva venire in mente di arrampicarsi fino al secondo piano per occhieggiare tra le fessure?
senza contare che loro, certe cose, le facevano al buio.
Sì, maledizione. Appunto "quelle cose" che non avrebbero dovuto fare.. Il pensiero degli eccessi sessuali della nottata lo angustiava a tal punto da aumentargli le pulsazioni cardiache. ce l'aveva a morte con se stesso e con quel suo maledetto corpo, si odiava.
Con se stesso e anche con Cosma. Sicuro. Non era certo innocente quella specia di gatta in calore che lo avviluppava nelle sue moine, avida di godimento. ora lei dormiva serafica, ignara del misfatto, con quel suo facciotto paffuto da bambina perversa e l'espressione beata. Puttana!"
